MEMORIALE CASO n.38 DONNA - PIEMONTE
Premessa:
Mi presento:
esperienze
scolastiche
Sono
cresciuta in famiglia e a scuola, terminati gli studi superiori con una buona
votazione, mi iscrissi a un corso regionale come tecnico di segreteria che
prevedeva al termine un periodo di lavoro, conseguendo il massimo della
votazione con lode scritta da parte dell’azienda dove avevo lavorato come
stagista. In quel periodo mi iscrissi, per poco tempo, anche all’Università e
diedi due esami ottenendo la media del 25/30. Una brava ragazza che faceva bene
ogni cosa, elogiata da tutti. La mia vita stava incominciando nel migliore dei
modi, con ottime prospettive sociali e di lavoro. Inoltre in famiglia eravamo
tutti sanissimi.
altre
esperienze
Nel
1996 mi recapitarono una multa che non mi apparteneva per una targa
presa malamente dalle guardie forestali in un inseguimento.
Nel novembre 1996 mi
rubarono il portafoglio sul tram e andai a fare la denuncia ai carabinieri.
L’ufficio oggetti smarriti mi restituì il portafoglio con solo più i documenti
ma non tornai dai carabinieri perché comunque i soldi mancavano.
esperienze
lavorative
Essendo
in ristrettezze economiche lavorai per un mese presso una ditta, poi presi un
lavoro tramite il ‘Collocamento’, quello che rilasciava il libretto di lavoro.
Fui mandata a lavorare presso la regione dove mi sottoposero prima ad una prova
dattilografica selettiva che superai brillantemente. Mi diedero la lettera di
assunzione per sei mesi con indicato il luogo di lavoro dove avevano bisogno di
una persona con le mie caratteristiche.
Antefatti:
Ebbi
a che fare con personaggi politico-pubblici privi di serietà:
E.G.
una portaborse (= ‘accompagnatrice’ di uomo politico) un’isterica dalla quale
prendevo ordini,
C.B.
di un livello superiore a E.G., che aveva il compito di stare nell’ufficio dove
lavoravo io ed altre due donne, doveva raccogliere i nostri lavori,
controllarli, e ritirarli in archivio,
R.R.
funzionario subdolo, pericoloso, quando l’ho conosciuto mostrava amore e
offriva morte, cercava seguaci per il suo credo, offriva droghe per star meglio
o eventualmente il suicidio.
E
i vertici politici, dirigenziali e legislativi, dell’ente.
Mentre
si svolgeva il lavoro dovevamo subire le attenzioni di R.R. che cercava adepti
e mi mise pure le mani addosso. Via lui arrivava l’isterica E.G. che urlava che
eravamo indietro col lavoro, che la scadenza era vicina (31 dicembre 1996) e ci
fece compilare una tabella giornaliera di quanto avevamo lavorato. Il giorno
della scadenza era il giorno in cui i miei superiori avrebbero dovuto
presentare tutto il lavoro finito per avere (solo loro titolari di quel
progetto di lavoro) i soldi di premio produzione.
Pare
che io sostituissi ben cinque funzionari pubblici che tramite sindacato avevano
rifiutato di lavorare li (solo per non dispiacere alla mia famiglia non me ne
sono andata e se solo l’avessi fatto ora sarei salva). Ma come avrebbe potuto
la sottoscritta da sola, da settembre a dicembre - dico tre mesi e mezzo - al
posto di 5 dico cinque funzionari svuotare una intera soffitta di pratiche che
mai nessuno, in chissà quanto tempo, aveva voluto fare. Ho fatto quello che
umanamente era possibile fare e secondo le loro direttive impostate su una
sempre maggiore velocità di lavoro (infatti nessuno dei superiori ha mai
pensato di potermi fare rimproveri disciplinari visto che comunque ho sempre
lavorato ed obbedito secondo le loro direttive).
Nel
pomeriggio intorno al martedi 17 dicembre 1996, mentre io ero dalla
parrucchiera per farmi dei bei ricci natalizi, i personaggi sopra citati si
ritrovano in riunione in ufficio.
Il
giorno dopo 18 dicembre: arrivai verso le ore 8.00 del mattino e E.G. mi aveva
preceduta prendendo l’ascensore prima di me (e si sentiva pure dal suo
inconfondibile profumo). Percorsi il corridoio (ogni istante è un ricordo
indelebile) e entrai in ufficio, dove c’era già una mia collega e con lei E.G.
con una crisi isterica pazzesca, a dire che un ragazzo che collaborava al loro
progetto, sul quale lavoravamo, li aveva abbandonati dalla riunione. Ma la cosa
più strana che E.G. stava dando di pazzo parlando subito di disgrazia per uno
che semplicemente aveva abbandonato una riunione.
-
E.G. avrebbe potuto limitarsi a commentare, poteva dire quello str…., adesso si
trasferisce altrove, ci molla, come facciamo. Perché parlare subito con la
sicurezza di uno morto? Erano passate poche ore, la notte praticamente, che
cavolo poteva sapere di quello li? e dare di pazzo in quel modo ? Quanti
subordinati si incazzano in miliardi di riunioni in tutto il mondo, quanti vanno
al sindacato a sistemarli, me compresa - .
Qualche
ora dopo si presenta a noi R.R. e ci dice ragazze silenzio, non parlatene di
quello che è successo, riportatemi i libri che vi ho dato. Poi R.R. ed E.G.
nonostante non avessero chiesto le ferie natalizie, scapparono per una
settimana circa, dicendo che avevano bisogno di una pausa riflessiva.
Da
quel momento inizia la farsa. Periodo
Gennaio – Marzo 1997.
-
Intanto era uscita la notizia di cronaca della città sul giornale: negli
archivi de ‘La Stampa’ (fine dicembre primissimi di gennaio 1997) troverete
quello che hanno definito il ‘suicidio’ di quel ragazzo. -
Improvvisamente
E.G. viene da noi, guarda me e mi dice: ma sei sempre così tranquilla, vestiti
diversamente, e incoraggiò le altre ragazze a farmi vestire diversamente. Io
come tempo determinato, obbediente con la speranza che potessero ricordarsi di
me in una futura assunzione, obbedisco e comincio a lasciarmi consigliare dalle
ragazze che, obbedienti anche loro, mi trasformano in una vera donna brillante
come a quanto pare era d’obbligo per E.G. e assecondammo questo suo
ordine-richiesta.
Poi
sostituirono la C.B. con un’altra e la cosa strana fu che nonostante non fosse
di mia competenza l’archivio, mi fecero cercare dei lavori che guarda caso non
trovai ritirati in tale archivio. E a nessuno importò nulla, cioè è come se
avessero avuto bisogno che io, pur non essendo mia competenza, cercassi
qualcosa che non c’era più nell’archivio e riferissi appunto della mancanza.
R.R.
presto perse casa, macchina, e un giorno si presentò con un occhio nero che gli
aveva fatto un carabiniere con un posacenere, e nel raccontarcelo R.R.
mi guardò e mi disse ‘te lo faccio sposare’. IN CHE SENSO?
Pochi
giorni dopo cominciarono le violenze fisiche e psicologiche sulla mia persona.
Iniziarono
con un primo pedinamento fino al portone di casa mia, appena infilai la chiave
ed aprii il portone un uomo giovane, alto, mi chiamò per nome in stile mafioso
per farmi girare ed avere la prova che ero io. E si allontanò (a piedi, in
direzione della caserma della polizia).
Novembre
1998: nel bar vicino alle Molinette dove uomini misteriosi si alternavano ogni
giorno davanti al mio tavolo leggendo focus e dandosi il cambio e il primo
telefonava inc….. se il secondo tardava; le mezze frasi dei colleghi – hai
cambiato indirizzo? –, fino al ‘non dovremmo rinnovarti la patente’.
Tra
l’altro dove lavorai per un breve periodo alle Molinette, il correttore di word
era stato manomesso e modificava molte parole sbagliandole, l’ho segnalato ma
nessuno è intervenuto. Gliene importava qualcosa a quelli del mio lavoro?
Inutile
parlarne con chiunque di queste stranezze: famigliari, un dirigente coinvolto,
l’avvocato del sindacato cgil, pari opportunità. Tutto inutile. Anzi. Non solo
negano ogni mia affermazione, negano queste improvvise stranezze mai accadute
prima che non possono essere normali (e meno male che comunque un tecnico mi ha
dato ragione almeno sugli oggetti che non possono scoppiare in continuazione),
ma sembrano negare il morto. Meno male che c’è negli archivi de ‘La Stampa’.
Non
si può non notare come le persone si comportassero prima nei miei confronti da
come si comportano ora: nessuno parla più veramente con me, si capisce che
parlano quasi interrogandomi. Se ora ogni momento della mia vita lo devo
giustificare è uno stress disumano e inutile. Mentre chi mi circonda può fare
tutti gli svarioni che vuole. La legge è uguale per tutti. Perciò quando vedo
qualcuno, ad esempio, che attraversa col rosso pieno mi affianco a lui. Allora
come la mettiamo????
Hanno
rovinato i miei rapporti sociali. Sola con i miei torturatori. Devo difendermi
senza l’aiuto di un avvocato. Innanzitutto nessuno può venire ‘sentenziato’
senza potersi difendere. Penso che se avessi avuto io una figlia, o un figlio,
nella mia situazione, l’avrei difesa ben diversamente; nessuno si deve
permettere di entrare nella tua vita, osservarti 24 ore su 24, soprattutto
quando sei nuda, torturarti sadicamente e giudicare le reazioni come una cavia
di laboratorio.
Da quando cominciai a raccontare quei fatti e le stranezze che mi stavano capitando, le violenze diventarono per anni dolorosissime fino a farmi perdere più di dieci chili, arrivai a pesarne meno di 40 (e smisi di pesarmi) per 1 metro e 60 di altezza.
Avevo
parlato troppo.
Inoltre
gli stalker cominciarono a farmi il lavaggio del cervello: era la fine del
1998, mi indussero a raccontare alle pari opportunità e forse anche al
sindacato che ero malata, gli stalker mi convinsero a parlare di un incidente
che in realtà non ho mai avuto. Non ho mai avuto incidenti fisici sul lavoro.
Se si guasta un telefono, un computer, una centralina quello non è un incidente
sul lavoro! E’ semplicemente un guasto. Non sono mai venuti i pompieri o
l’ambulanza a riparare un telefono, un computer o una centralina in ufficio! E
a riprova sono sempre stata sana, mai avuto ricoveri ospedalieri o pronto
soccorso. Nulla. Assolutamente nulla. Questi si inventano delle cose
incredibili pur di scagionare qualcuno che ha corrotto il magistrato.
Inoltre
per un periodo cominciarono a trattarmi come un maschio, come una diversa. Mia
madre evitava di nominare il mio ciclo. Improvvisamente per comodità di
qualcuno io sono dell’altra sponda. Ma io sono femmina.
Proprio
come una cavia da laboratorio mi hanno fatto alzare e andare da qualcuno,
tornare a sedermi e non ricordare nulla in merito, ma mi è stato riferito;
prendere oggetti senza la mia volontà, parlare in terza persona rendendomene
conto, ma senza poter fare nulla.
Ormai
è iniziato l’undicesimo anno, sono sopravvissuta alle torture fisiche e
psicologiche con l’illusione che se ne sarebbero andati, ma non se ne vanno e
fanno tutti i loro comodi. Non posso far altro che pensare che i vertici politici
di quell’ente pubblico hanno ordinato al magistrato, che per legge politica può
fare tutto quello che vuole, di
addossare a me con qualunque scusa le responsabilità di qualcuno. Il magistrato
si è lasciato corrompere e ora forte della legge che glielo permette, mi tiene
in ostaggio con la violenza, mi tratta come il peggiore dei nemici. Purtroppo a volte, alla mia fermata del bus,
incontro ancora R.R. che ride il bastardo.
Questi
sono stati i fatti salienti. Assurdo ma reale.
