AVae-m - Associazione Vittime armi elettroniche-mentali

La nostra Associazione è nata informalmente nel corso del 2005, allorquando un cittadino italiano a gran voce e pubblicamente proclamato perseguitato dalla magistratura (più volte arrestato ed assolto, ed anche risarcito dallo Stato, per reati di opinione e di natura politica, finanche dopo aver scontato oltre 12 anni di detenzione ininterrotta senza un regolare processo, come riconosciuto dalla Corte di Cassazione il 1-12-2006, dopo un pronunciamento collegiale della Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo sedente in Strasburgo il 9-9-1998), nel portare avanti le proprie denunce di trattamenti inumani e degradanti, a carattere tecnologico e permanente, in grado di interferire con le attività cerebrali, mentali e fisiologiche delle persone perseguitate, fino a spingerle alla pazzia od al suicidio (armi “non letali”), veniva contattato da diversi altri cittadini senza precedente penale alcuno, impegnati nei più diversi settori economici ed anche in taluni casi istituzionali, che subivano trattamenti analoghi, e sorgeva quindi la possibilità di una denuncia comune. In seguito vi furono interessamenti da parte di giuristi e di parlamentari, che non giungendo tuttavia ad una inchiesta parlamentare, portarono ad alcune pubblicazioni, segnatamente al libro La tortura nel bel paese, ed al Dossier 2007 della AVae-m stessa.Alla Associazione hanno iniziato a contribuire anche cittadini impegnati nello studio di queste armi e tecniche, che sono un “mix” tra le ricerche avviate nella Germania nazista durante la seconda guerra mondiale, e le tecniche di lavaggio del cervello, evolute attraverso la microelettronica.

Negli anni ’70 alcuni “ricercatori” di questa materia, Burton prima (1972) e Delgado poi (1976) proposero al Congresso degli Stati Uniti di adottare queste tecnologie per controllare i pensieri ed i comportamenti di persone “border line”, “drogati”, “sovversivi”, “criminali”. José Delgado in particolare aveva già utilizzato queste tecniche su alcuni tori. Negli anni ’80 queste tecniche, unitamente all’uso di radiotrasmissioni per stordire ed annientare psichicamente le persone detenute (utilizzate in Germania sin dagli anni ’70, e poi secondo alcune testimonianze in nostro possesso, anche in Italia, oltre che in Svezia ufficialmente dal 1985 circa), sono state estese alle carceri di massima sicurezza.  Tanto che nel 1995 il Presidente degli Stati Uniti d’America, Clinton, li denunciò pubblicamente dopo l’avviamento di una Inchiesta Presidenziale sulle denunce del Comitato dei Sopravvissuti degli Esperimenti di Controllo Mentale su Esseri Umani. Documentazione in Europa, USA ed Italia, ha iniziato a circolare negli anni ’90. In Italia nella seconda metà degli anni ’90 veniva fondata la AISJCA, che dava vita ad un gruppo di ricerca. Fu AISJCA la prima Associazione a parlare del caso delle torture subite da Paolo Dorigo attraverso elettrodi innestatigli nel capo durante una operazione chirurgica in detenzione. Recentemente si è appreso che McVeigh, poi condannato alla sedia elettrica per una strage ad Okhlaoma negli USA, fu sottoposto a tali trattamenti, e durante l’ultima guerra in Iraq, ad un ministro irakeno fu trovata una apparecchiatura di questo genere.

C’è poi la tutt’altro che divertente mascheratura di Kewin Warwick, che sta cercando di presentarsi come “sperimentatore buono” di eccezionali strumenti, che altro non sono che cose già utilizzate dai servizi segreti e militari, dalla mafia e dalle cosiddette polizie “antimafia”, nei confronti di migliaia se non di decine e centinaia di migliaia di cittadini; in questa opera di autentica propaganda di mascheratura, ha un grande aiuto mediatico tutt’altro che spiegabile vista la censura alle nostre denunce ed a quelle di altre centinaia di cittadini in Occidente, quasi del tutto estranee ad ogni esperienza in materia di giustizia, carcere e crimine. Anche in Italia, specie nel 2002, ha avuto grande copertura mediatica la presentazione del suo esperimento con la moglie.

Vi sono poi periodiche forme di mistificazione mediatica pubblicitaria, che danno spazio ad aspetti “buoni” della tecnologia, per gli handicappati, gli invalidi, i ciechi, le persone con protesi.E’ interessante notare che nel campo dell’handicap viene dato molto spazio ad ex-criminali che lavorano fianco a fianco con agenti della borghesia al potere dentro le pubbliche amministrazioni; le due cose potrebbero avere più che un nesso, visto che sono cose sorte dentro le prigioni italiane, così come i rapporti tra fascisti stragisti e detenuti americani, che sono quasi legiferati attraverso associazioni che nulla dicono delle nostre denunce, come “Nessuno tocchi Caino”. In pratica si utilizzano per la sperimentazione detenuti ed handicappati. La cosa è di una gravità inaudita perché per “salvare” questi si spingono al suicidio e si privano della normale esistenza, disperati per non essere creduti, in pericolo di essere definiti “pazzi”, moltissimi altri cittadini che dovrebbero poter fare la vita di tutti gli altri e che a ciò sono impediti da non si sa quale normativa od autorità. Oltretutto questo è un modo di “fare omicidi senza pagarli”.

L’AVae-m venne poi registrata all’erario nel gennaio 2007 con un primo Statuto provvisorio, da definire nel corso di un successivo congresso. Mancò quindi un atto costitutivo vero e proprio, essendosi data in termini informali e unicamente pubblicistici. Con l’aumentare dei contatti, si rese necessario iniziare un lavoro di ricerca giuridica e di appoggi medici e legali per far fronte alle richieste delle Vittime di questi trattamenti. Nonostante le grandi difficoltà, soprattutto economiche (nel 2007 l’Associazione ha avuto un bilancio di circa 8.000 euro), si è riusciti a produrre documentazione radiologica di almeno dieci tra le Vittime che nel tempo sono state censite tramite analisi, incontri, visite mediche di professionisti resisi disponibili, questionari (ripresi da quelli utilizzati da analoghe Associazioni negli USA) dei sintomi che le Vittime di questi trattamenti riscontrano su di sé, ed iniziative pubblicistiche e di denuncia.

Il 28 novembre 2006 vi fu anche una manifestazione regolarmente autorizzata dalla Questura di Roma, un sit-in tenutosi di fronte a Palazzo Montecitorio. Poche settimane dopo la Camera dei Deputati faceva passare la legge contro le torture, ivi comprese quelle psicologiche e mentali, ma purtroppo la legge subiva numerosi emendamenti da parte del Senato della Repubblica e anche in questa legislatura la materia non trovava soddisfacente soluzione legislativa e giuridica. Tuttavia secondo l’AVae-m gli estremi giuridici per operare da parte della Magistratura, vi sono eccome, trattandosi in ogni caso di attività criminali di gruppi di persone, dirette contro una o più persone, mediante violenza privata, continuata e permanente, violazione della privacy della persona, tentativi di sostituzione di identità, tentativi di cagionare la morte alle Vittime, istigazione al suicidio. Tutti reati da codice penale. Oggi giorno, dopo il congresso tenutosi ad Anzio il 28-30 settembre 2007, l’AVae-m si propone vari obiettivi che richiedono un grande sforzo organizzativo ed un grande sostegno pubblicistico e professionale, di tipo giuridico, tecnico-scientifico e medico, stante le poche disponibilità istituzionali al riguardo. Si menziona a questo esempio la risposta della Presidenza della Repubblica ad un nostro appello ad intervenire in materia. Per questo l’AVae-m necessita anche di trasformarsi in Associazione ONLUS onde poter finanziare attività migliori e permanenti di sostegno alle Vittime (anche TelefonoNerosuBianco, casa albergo, ecc.).Attualmente sono 80 i cittadini italiani che si sono rivolti all’AVae-m negli ultimi 2 anni, oltre 50 nell’ultimo anno. La distribuzione geografica è uniforme in tutto il territorio nazionale, con picchi in alcune grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna). La provenienza professionale delle persone che ci hanno contattato è mista, ma vi è una significativa parte di laureati (oltre il 20%) e di informatici od elettronici (oltre il 10%). Vi sono molte donne prive di partner nella vita quotidiana. E le persone che hanno subito trattamenti psichiatrici sono meno del 10% del totale. PER CONTATTI 334-3657064 info@avae-m.org info@associazionevittimearmielettroniche-mentali.org