Tavola rotonda sulla tortura

Università RomaTRE-

Intervento di R.Nobile/Ares

Alla tavola rotonda del 1 dicembre 2006 hanno partecipato Simona Filippi di Antigone, Carlo Bracci di Medici contro la tortura, e quattro testimoni di torture subite in Argentina negli anni 78-81.

 

PREMESSA

 

La tortura non è purtroppo un residuo del passato, nicchia di arretratezza; è drammatica narrazione di un presente che smantella le acquisizioni ( che sembrerebbero scontate) dello stato di diritto; essa è ancora dentro le nostre vite.

Sempre nei secoli ,è stata praticata nel mondo e viene usata largamente anche oggi. In qualsiasi tipo di organizzazione sociale, anche se in modi e misure diverse, dalle tribù al nucleo familiare, dalle cosche allo Stato, dai regimi dittatoriali a quelli democratici, in guerra o in pace, pubblicamente o in segreto.

E’ vero , secondo l’opinione mondiale gli italiani non sono certamente considerati tra i più crudeli e sadici. Che anzi essi hanno in genere nel mondo fama di gente serena, canterina, con tendenza all’ottimismo ed anche alla solidarietà. Naturalmente l’apparenza può ingannare. L’altra ipotesi è che altri popoli siano ancora più crudeli.

L’Ares , una agenzia di ricerca economico sociale, ha effettuato nell’ottobre del 2005, una ricerca in cui ha cercato di esaminare le varie forme di tortura , sia dal punto di vista degli attori e dei soggetti colpiti, sia dal punto di vista delle sue modalità. Vi è un filo nero che lega il mobbing agli abusi nelle carceri, dai maltrattamenti degli immigrati nei Cpt a quelli degli anziani o celebrolesi negli Ospizi, dalle violenze ingiustificate della polizia verso cittadini inquisiti o semplicemente manifestanti, fino ad arrivare a forme più nascoste e subdole di tortura sofisticate e avveniristiche attraverso strumenti come microchip o ultrasuoni. Questa ricerca è poi diventata un libro (La tortura nel Bel Paese – ed. Malatempora) che in poco tempo ha raggiunto due edizioni, il che è quasi un miracolo per certi tipi di saggi, che possono suscitare spesso una forma di rigetto e di isolamento soprattutto da parte dei mezzi di informazione.

Come le violenze e gli stupri all’interno delle famiglie, gli episodi di “bullismo” informatico” le violenze di gruppo da parte di minorenni nei confronti di coetanee o di diversi, sono le punte di iceberg che nasconde un disagio molto più esteso e crescente, così i casi di tortura che emergono anche nel nostro paese sono il segnale di un fenomeno molto più grave e nascosto relegato nelle istituzioni totalizzanti, nei nuclei familiari, nei corpi di polizia, nelle carceri ecc.

Ultimamente la tortura è stata resa attuale ed oggetto di discussione e di scandalo dalla vicenda irachena, dal terrorismo diffuso, dalla guerra preventiva.iniziata dagli Stati Uniti. In questo contesto è stata fatta passare l’idea, in alcuni casi avvalorandola con disposizioni di legge,che in fondo la tortura possa essere considerata normale e necessaria nella lotta al terrorismo. E’ stata praticata “nascostamente e illegittimamente” ad Abu Ghraib, ed apertamente e legittimamente a Guantanamo. Ed addirittura aerei Cia hanno per molto tempo sorvolato( e forse ancora sorvolano) l’Europa a caccia di presunti terroristi da esportare in paesi dove la tortura è normalmente applicata senza complessi. Esportazioni avvenute anche in certi casi con la complicità dei servizi e della polizia italiana.

In un recente convegno a Modena dove si parlava di umanità e di diritti umani sono rimasto colpito da un accalorato intervento di Stefano Rodotà. “Tutte le norme internazionali pongono al centro della loro tutela la dignità dell’uomo. Il rispetto della dignità umana non può essere mai, in nessun caso posposto ad altre motivazioni, anche se al momento possono sembrare ragionevoli.   Ammesso che un interrogatorio che leda i limiti del rispetto della dignità umana attraverso minacce e percosse possa concretamente essere ritenuto utile per sventare un attentato terroristico, ebbene questo comportamento resta pur sempre illegale e va punito. Non ci sono zone grigie che tengano.La dignità umana va in ogni caso tutelata e protetta.”

 

 

Il nostro Parlamento e i diritti umani

 

L’Italia in fatto di tutela dei diritti umani non è proprio messa bene. Fra i tagli annunciati della XV legislatura c’è anche quello Della Commissione straordinaria Diritti umani del Senato, costituita nel 2001. E non è che la Camera ne abbia una analoga. La Camera ha soltanto un Comitato ad hoc nella Commissione Affari Esteri, come se i diritti umani fossero materia che interessa il resto del mondo, mica l’Italia. Eppure, dal rapporto sul nostro paese presentato ad Aprile dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, emerge qualche dato abbastanza preoccupante.

Il rapporto parla infatti della sospensione dei diritti umani nei Centri di permanenza temporanei, delle carceri, dell’approccio soprattutto farmacologico con i malati mentali, ma racconta altre sgradevolezze sulle nostre forze dell’ordine troppo inclini  alle maniere forti. “La delegazione – si legge- ha ricevuto un certo numero di segnalazioni di maltrattamenti fisici e del ricorso eccessivo alla forza da parte di carabinieri e poliziotti. Queste accuse riguardavano il momento dell’arresto ed i successivi interrogatori e consistevano generalmente in calci, pugni e pestaggi col manganello. In alcuni casi, la delegazione ha raccolto evidenze di natura medica compatibili con le denunce formulate. La delegazione ha anche ricevuto denunce relative agli insulti, compresi quelli a connotazione razzista e/o xenofoba”. Queste segnalazioni, va precisato, non si riferiscono agli scontri con i no global di Napoli e di Genova del 2001, casi già denunciati in precedenza.

Né l’Italia ha sentito finora la necessità di mettere in piedi l’Istituzione nazionale per i diritti umani, richiesta per ogni Stato da una risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU nel lontano 1993 e ormai cosa fatta nella stragrande maggioranza dei paesi occidentali, ma anche in quelli in via di sviluppo. A seguito delle numerose sollecitazioni delle nazioni Unite, sembra che adesso qualcosa si stia muovendo al riguardo. Ci sarebbero due disegni di legge in gestazione che dovrebbero dar vita, chissà quando, a tale organismo.

Né si è finora fatto nulla nell’insegnamento. Nella maggior parte delle facoltà di giurisprudenza, il Diritto umanitario è materia da master , non certo cultura di base. E l’ignoranza generale si manifesta sui dieci milioni di donne, appena contati dall’Istat, vittime di violenze sessuali, molestie e ricatti nel corso della loro vita.

 

 

 

Il reato di tortura

 

Come è noto l’Italia, nonostante la ratifica, avvenuta nel 1989, della Convenzione contro la tortura a altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 , non ha ancora introdotto nel nostro sistema penale il reato di tortura. Si è tentato nella passata legislatura ma il tentativo è andato a vuoto grazie soprattutto alle tensioni causate in Commissione da un emendamento presentato dalla Lega che voleva limitare il reato ai casi di tortura reiterata.

Nell’attuale legislatura è stato portato avanti un disegno di legge unificato bipartisan, il cui testo è stato, dopo alcune modifiche, licenziato per approdare in Aula nei prossimi mesi..

Ritengo in questa sede brevemente esaminare nelle loro differenze le due formulazioni  di reato previste dalla Convenzione citata e dal nuovo disegno di legge italiano.

 

Che cosa dice all’art.1 il testo della Convenzione?

“Il termine tortura indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un fatto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o far pressione su di una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o col suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore ed alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate.

Ebbene, il testo di legge licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera per introdurre nel nostro Codice Penale l’art.613 bis, sulla base degli atti parlamentari che ho attualmente a disposizione, recepirebbe un concetto di tortura, da una parte più estensivo e per altro verso più restrittivo del testo della Convenzione.

L’art. 613 bis stabilisce che” sia punito con la pena della reclusione da 4 a 12 anni chiunque, con violenza o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali, allo scopo di ottenere da essa o da una terza persona, informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettato di aver commesso. Ovvero allo scopo di punire una persona per l’atto dalla stessa o da una terza persona compiuto o è sospettato di aver compiuto ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale”.

Dagli atti in possesso sembrerebbe dunque che la tortura, per essere punita come tale, possa essere compiuta da chiunque, e non solo quindi da un agente della funzione pubblica o assimilati. Non deve dunque riferirsi soltanto ad una tortura di Stato. Si tratterebbe dunque di un’estensione del reato alla sfera privata, e questa non sarebbe una differenza di scarso rilievo.

Per altro verso, contrariamente alla Convenzione che non specifica le modalità e parla di “qualsiasi atto mediante il quale siano intenzionalmente inflitti dolore e sofferenze” l’art. 613 bis specifica che le sofferenze debbano essere inflitte con violenza e minacce gravi. Tale versione , che alla fine è passata, ha creato contrasti in sede di discussione in quanto il deputato Pecorella, a mio parere giustamente, sosteneva che tale specifica avrebbe escluso modalità diverse pur sempre gravi, restringendo lo spazio di applicazione della legge.

Giustamente a mio parere la legge precisa meglio, rispetto alla convenzione i vari tipi di discriminazioni ( razziale, politica, religiosa o sessuale). In modo quindi che non vi siano dubbi su che cosa si debba intendere per discriminazione.

I  due punti negativi, sempre a mio parere, del testo licenziato sono peraltro questi:

1) l’abolizione , per motivi di copertura finanziaria dell’art. 2 che prevedeva l’istituzione di un fondo pubblico per indennizzare le vittime di tortura.

2) La mancata introduzione nella nuova legge di quanto previsto dall’art.2 della Convenzione , e cioè che “nessuna circostanza eccezionale, quale che essa sia, che si tratti di stato di guerra o minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di qualsiasi altro stato di eccezione (vedi anche terrorismo) può essere invocata per giustificare la tortura.”

Ci si augura che una tale modifica possa essere introdotta in sede di discussione in Aula, ciò per riallacciarsi al problema così ben denunciato da Rodotà, circa la necessità che la lesione della dignità umana possa essere posposta ad altre esigenze di sicurezza o simili.

 

La tortura tecnologica

 

Con il termine generale di tortura tecnologica, ci si vuol riferire a diverse forme di violenza, eseguite con metodi e tecnologie estremamente sofisticate, e con finalità di controllo o disturbo sia fisiologico che mentale delle vittime.

Queste forme di tortura tecnologica sarebbero attuate attraverso elettrodi e chip o altri dispositivi inseriti nel corpo della vittima, incluso il cervello ( la cui attività può essere monitorata e condizionata), o mediante l’esposizione a radiazioni elettromagnetiche e ad ultrasuoni.

Sembra fantascienza, ma con ogni probabilità si tratta di avvenimenti reali., essendovi al riguardo numerose ricerche e testimonianze che ne attestano la diffusione.

Il fenomeno è di quelli che dovrebbero sconvolgere chiunque, ma invece non fa affatto notizia. Ci sono nel mondo, in migliaia di casi negli Stati Uniti , ed in decine di casi anche in Italia, che denunciano di subire attualmente tortura tecnologica. In altre parole le vittime denunciano di subire degli attacchi a distanza, di sentire voci, di essere influenzati nella loro vita quotidiana.

Le persone o agenti che praticherebbero queste azioni, lavorando in gruppo, sono chiamati stalker, termine utilizzato in numerosi siti degli Stati Uniti, che propagandano queste “attività” nelle quali sarebbero coinvolti anche minorenni.

Nel 1972 e nel 1974 il Congresso americano avrebbe iniziato a ricevere proposte di utilizzo del controllo mentale su larga scala con sistemi sottocutanei, in particolare da Burton e Josè Delgado, che attualmente vive in Spagna. Fin dagli anni ’80 numerosi detenuti avrebbero fatto da cavia non volontariamente a questo tipo di esperimenti e ricerche, sia negli Stati Uniti sia in Europa (Svezia).

Su tali fatti ha dato spazio anche la nostra televisione. Se pure raramente. Possono essere citati i programmi “Stargate” del 4.5.2003 su la7 e “La storia siamo noi”di Minoli su RAI3 il 14.12.2003. In particolare la prima trasmissione ha parlato dell’uso di questi strumenti sul nazista americano responsabile della strage di Okhlaoma, McVeigh, mentre nella seconda si è parlato anche del trattamento cui fu sottoposta Patricia Hearst,figlia di un miliardario americano, sequestrata dai “simbionisti”. Non solo. L’ex presidente degli Stati Uniti Clinton nel 1995, dopo le proteste del Comitato dei sopravvissuti agli esperimenti di controllo mentale su esseri umani, chiese pubblicamente scusa al Paese ed alle vittime di questi esperimenti, affermando solennemente che non se ne sarebbe più fatto uso.

Sulla sperimentazione di tali tecnologie ci sono peraltro molti testi di approfondimento consultabili. Il carcere, le cliniche psichiatriche, risulterebbero essere stati il laboratorio di tali esperimenti, la società civile il punto di arrivo e i servizi segreti la base operativa.

Durante la  ricerca effettuata dall’Ares nel 2004 di cui ho prima fatto cenno, siamo venuti a contato con alcune persone che ci hanno anche fornito documenti che attestano i fatti di cui si lamentano (controllo mentale tramite microchip , torture effettuate  con ultrasuoni od altri strumenti elettronici a distanza, violenze fisiche ripetute, aggressioni, spionaggio). In particolare Paolo Dorigo, perseguitato politico vittima di microchip, e Maurizio Bassetti, ex economo della Camera bersagliato da ultrasuoni, hanno rilasciato delle interviste, che quotidiani e settimanali si sono ben guardati da pubblicare, interviste che sono state invece inserite nel libro “La tortura nel BelPaese.

Si deve precisare come tali strumenti elettronici vengono utilmente usati, e legittimamente, in medicina per curare alcune malattie, o supplire a deficienze motorie. Ciò che si deve denunciare è l’uso distorto ed a fini criminali o politici di tali tecnologie.

Recentemente in Italia, sulla scia dei casi Dorigo e Bassetti; è nata un’Associazione che raccoglie tutti coloro che credono o sostengono di essere vittime di questo tipo di tortura.

A fine settembre 2006, l’Associazione era in possesso di 35 casi censiti dei quali 28 considerati certi o comunque attendibili, mentre per gli altri si stanno ancora raccogliendo elementi di prova. Occorre precisare che uno degli elementi essenziali per la validità del caso è una o più perizie che escludano una componente psichiatrica (patologie mentali)

Nel programma dell’Associazione (Associazione Vittime Delle Armi Elettroniche e Mentali//    www.associazionevittimearmielettroniche_mentali.org/)si chiede tra l’altro:

1)     l’approvazione immediata di una legge che persegua la tortura in ogni sua forma, compresa quella con mezzi invasivi microelettronici o biotecnologici, e le torture con mezzi di radiotrasmissione.

2)     Obbligo di referto a medici radiologi incaricati di accertare la presenza di protesi sottocutanee anche microscopiche.

3)     L’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla tortura.

4)     Moratoria nazionale e internazionale, intervento Corte dell’Aja e Consiglio d’Europa (Comitato prevenzione tortura).

5)     Assunzione legislativa di quanto espresso da Stefano Rodotà in materia (impossibilità di utilizzo di mezzi invasivi su persone non consenzienti o ignare) ed impossibilità per chiunque di “sostituire” il consenso della persona interessata.

6)     Espulsione dagli Albi medici dei professionisti che hanno operato o “trattato” senza autorizzazione della stessa persona-cavia anche se incapace di intendere e di volere o minorenne.

7)     Processi ai responsabili di tali infamie, compresi membri di istituzioni o forze dell’ordine, medici e infermieri, compresi eventuali familiari che abbiano autorizzato gli innesti.

8)     Leggi straordinarie per il risarcimento per danno biologico e psicofisico alle vittime in vita ed ai loro familiari, con modifica delle normative attuali sul danno biologico che viene riconosciuto in maniera risibile.