In relazione al
dibattito aperto sulle forme organizzative dell'AVae-m e, in particolare,
all'intervento di Michele,vorrei dare anch'io un piccolo contributo.
In primo luogo, penso che sarebbe negativa ogni forma di burocratizzazione che
danneggerebbe l'azione tempestiva e intelligente dell'Associazione, finora
svolta egregiamente, senza regole formali, soprattutto grazie all'impegno
costante e prezioso di Paolo.
Quanto alla bozza di statuto, ritengo anch'io riduttivo il riferimento generico
ai principi fondamentali della Costituzione.
E' vero che molte Vittime non sono politicizzate e,in tal modo, potrebbero
tutte riconoscersi in quel riferimento.
Ma è anche vero che la lotta contro la tortura tecnologica è oggettivamente
rivoluzionaria e di classe, in quanto si scontra con apparati e strutture di
potere, piu' o meno deviate, ma intrinseche e compenetrate nel sistema-stato
(ROS, servizi, forze repressive e di polizia, ecc.).
Non a caso la solidarietà che finora abbiamo trovato, salvo rare eccezioni, è
tutta interna al movimento antagonista.
Tornando allo Statuto, ci si potrebbe forse piu' congruamente riferire ai
valori DEMOCRATICI E ANTIFASCISTI della Costituzione.
Trovo poi molto opportuna ( e forse andrebbe evidenziata maggiormente ) la
possibilità di adesione anche da parte di quanti -pur non essendo vittime in
senso stretto- si sono finora tenacemente battuti al nostro fianco,
condividendo i
nostri obiettivi.
Penso ai compagni, che voglio pubblicamente ringraziare, MICHELE, ROMANO,
MARCO, BIAGIO, LUIGIA, MARILU', VITTORIA, ANTONIO (il grande HUAMBO che, in
questo momento difficile per la sua vita privata, ha tutto il nostro affetto e
la nostra solidarietà) e molti altri.
In merito agli obiettivi dell'Associazione, perfettamente condivisibili, non ci
dobbiamo fare troppe illusioni: sappiamo
tutti, ad esempio, che l'approvazione della legge sulla tortura - che dovrebbe ormai essere molto
vicina - non farà da sola cessare LA PRATICA DELLA TORTURA.
E' però vero che potrà agevolare le nostre azioni giudiziarie, magari anche
collettive, facendo esplodere contraddizioni dirompenti all'interno del
sistema.
In conclusione, invio un saluto fraterno a tutte le Vittime,
gli amici e i compagni che vogliono veramente cambiare questo lurido sistema,
che non esita a violare platealmente le sue stesse norme solenni, ricorrendo a
metodi infami come la tortura elettronica e mentale, per mantenere a tutti i
costi il suo lercio vacillante potere.
Maurizio
Bassetti
NOTA di Paolo
Volutamente lo
Statuto provvisorio è riduttivo, lo è anche per me, ovviamente, e lo è in
ragione e per rispetto al fatto che molte Vittime non si riconoscono
direttamente nei valori e principi della lotta di classe, ma comunque sì del
rispetto dei diritti fondamentali delle persone. Sono cosciente che solo un
ampio dibattito potrà darci una organizzazione ed uno Statuto definitivo e
sufficiente, ma anche del fatto che difficilmente in questo stato di cose
presente, potremmo trovare in questa sede di Associazione, un minimo comun
denominatore migliore dei principi della Costituzione, e dico principi e non
regole proprio perché i principi sono interpretabili, e l’interpretazione che
ne fu data nelle mediazioni tra i Costituzionalisti democratici e progressisti,
e quelli democristiani e reazionari, fu favorevole alla borghesia che della
negazione fascista dei principi costituzionali del 1946, fu chiaramente prima e
dopo avvantaggiata economicamente socialmente politicamente e culturalmente
oltre che militarmente.
Tuttavia so che
il Popolo si riconosce nella Patria e non a caso affermo che l’Italia non è
solo un paese imperialista ma è pure un paese semifeudale: proprio perché quei
principi ancora non sono rispettati !
E per questo, vendiPatria,
in Italia i politici di questi 60 anni ed i fascisti precedenti, e i
guerrafondai sabaudi, come in Perù i Fujimori, Toledo e Garicia Perez, e nelle
Filippine i Marcos ed Aquino ecc.ecc., lo sono sullo stesso piano. Perché non è
nella partecipazione ad azioni militari ONU che si vede la grandezza di un
Paese, ma da ben altro.
Un ben altro che
qui non c’è.