UN MANDARINO NELLA RIVOLUZIONE CULTURALE
a cura di Marco Sacchi, per il sito AVae-m, febbraio 2007
Questa discussione, tratta del resoconto del viaggio in Cina di un gruppo di aderenti all’associazione franco-cinese. Si è tenuta all’Università Tsin-hua di Pechino nel corso dell’estate del 1971, tra il professor Tsien Wei-Ciang e numerosi operai e studenti membri del Comitato rivoluzionario dell’università.
Questa discussione è importante, giacché si potrebbe chiamare autocritica di uno scienziato, quando Tsien dice: "In passato non avevo mai pensato nell’interesse del popolo, ma sempre esclusivamente al mio interesse personale. Invece gli operai cinesi, soprattutto dopo la grande rivoluzione culturale proletaria, hanno dato prova di disinteresse e di fervore nel servire l’educazione socialista. Ciò mi ha incoraggiato a farmi rieducare dagli operai.
Certamente, questo non era il mio unico problema. Per me esiste, per esempio, anche quello della separazione fra teoria e pratica. In passato credevo sempre di saper tutto e di essere un grande scienziato".
Contro la tesi revisionista, in Cina sostenuta all’epoca da Liu Sciaoci che "intelligenza" e "stupidità" fossero doti innate negli esseri umani, dando così una base teorica sulle "masse arretrate", la teoria marxista della conoscenza sostiene, infatti, che la conoscenza deriva dalla pratica sociale. Vi sono tre tipi fondamentali di pratica: la produzione, la lotta di classe e la ricerca scientifica. La classe operaia e le masse popolari partecipano attivamente alle prime due pratiche, dunque possiedono la base della conoscenza: in pratica le conoscenze empiriche che accompagnano il lavoro e la lotta di classe. Attraverso questa pratica le masse esercitano il cervello e sviluppano l’intelligenza. Certo hanno conoscenze molto particolari, tuttavia essi traggono dalla loro pratica particolare approfondite e ricche conoscenze empiriche. Abilità particolari, ricche conoscenze particolari, acutezza di cervello: queste doti maturate nella produzione vengono esalta dalla partecipazione alla lotta di classe. Con la lotta rivoluzionaria la classe operaia e le masse popolari mutano coscienza, e la teoria rivoluzionaria diffusa dal Partito Comunista amplia la coscienza delle masse.
I dirigenti politici e i quadri del proletariato, sia del partito ma anche dello stato socialista (perciò anche gli scienziati) non emergono per intelligenza innata, ma per la più ampia partecipazione alla pratica sociale. E’ solo nella ricerca dei fatti che sviluppa l’intelligenza, ed solo partecipando alla pratica sociale che ci si imbatte nei fatti e si è spinti a conoscerli. L’intelligenza e la conoscenza non si ottengono stando chiusi negli uffici a studiare sui libri, sia pure i libri di Marx. Quando i dirigenti si chiudono negli uffici, finiscono per diventare o stupidi o reazionari. Per i dirigenti e i quadri, la modestia nei confronti del proprio lavoro e nei confronti delle masse è un atteggiamento scientifico: è il riconoscimento della propria ignoranza relativa e del fatto che la base della conoscenza è fuori, nella pratica sociale.
Tsien Wei-Ciang: Lavoro da più di quarant’anni in questa università. Un tempo ho studiato fisica, poi ho continuato gli studi nel Canada e negli Stati Uniti, dove ho fatto ricerca. In seguito sono tornato come professore in questa scuola. Ho ricevuto un’educazione prettamente borghese, che ha esercitato su di me un’influenza molto profonda. Anche dopo la rivoluzione non pensavo che anche persone come me dovere essere rieducate. Pensavo che, se si insegna in un certo modo negli Stati Uniti e nell’URSS, era ovvio che si potesse insegnare nello stesso modo in Cina.
A causa di questa logica formale, non mi sono curato di rieducarmi. Questo è il motivo per cui sono sempre stato avverso alla rieducazione. I fatti hanno provato che ero in errore. Per quanto insegni le scienze naturali, per mezzo dei corsi che ho tenuto trasmettevo loro la mi concezione del mondo. Le persone come me sono necessariamente indotte a porre la teoria sopra tutto. Gli studenti ai quali insegnavo la tendenza a sottovalutare l’importanza della pratica e del lavoro manuale.
Per esempio: il presidente Mao Tse-Tung ci insegna che la nostra educazione ha come scopo di formare dei lavoratori istruiti con una profonda coscienza socialista mentre io, nel corso del mio insegnamento, incoraggiavo i miei studenti a studiar bene per diventare specialisti. In effetti io li spingevo a prendere la stessa via che seguivo io. Le persone come me sono, in effetti, buoni strumenti della linea revisionista controrivoluzionaria in materia di insegnamento. Per mezzo nostro i revisionisti tentano di corrompere i giovani.
Questo stato di cose è durato sino alla vigilia della grande rivoluzione culturale proletaria. A quell’epoca avevo una pessima reputazione fra gli studenti. Mi chiamavano "oltranzista", vale a dire incorreggibile. Per questo motivo, sin dall’inizio della rivoluzione culturale, davanti ai muri della mia abitazione furono appiccicati innumerevoli dazibao per criticarmi. Per tutta la durata della rivoluzione culturale i dazibao vennero incollati a non finire davanti alla mia porta. Anche nel momento in cui sono apparse delle divergenze tra le due opposte organizzazioni, la loro opinione nei miei confronti non era mutata. Una delle due mi chiamava "vecchio destrista" e l’altra "arcidestrista".
Ma questo stato di cose ha subito un cambiamento con l’ingresso dei gruppi di propaganda nella scuola. I gruppi dell’Armata popolare di liberazione e della classe operaia non mi hanno lasciato da parte, hanno svolto nei miei confronti un lavoro molto minuzioso e pazientissimo per educarmi. Mi hanno condotto a studiare le opere del presidente Mao Tse-Tung e mi hanno spiegato come il presidente analizza la condizione attuale degli intellettuali cinesi e la politica che ha formulato a loro riguardo. Tutte queste conversazioni hanno assunto una grande ampiezza e una grande profondità. In un solo mese, cioè settembre, i gruppi hanno intrattenuto tredici conversazioni con me. Una di queste conversazioni è durata sino alle tre del mattino. Questo lavoro svolto nei miei confronti mi ha indotto a riflettere bene e riconsiderare quanto avevo fatto. Mi sono allora reso conto dei gravi errori che avevo commesso in passato e non avevo mai riconosciuto.
Esempio concreto: dopo lo scoppio della guerra antigiapponese, nel 1938, sono andato in Canada. Vi ho scritto molti articoli. Vi ho ottenuto il titolo di dottore, che consideravo altamente onorifico per me. Ma dopo aver studiato le opere del presidente Mao Tse-Tung, mi sono reso conto che le cose non stavano come io pensavo un tempo. Per esempio, nel suo articolo In memoria di Norman Béthune il presidente Mao Tse-Tung diceva: "Il compagno Béthune era membro del Partito comunista canadese, ma non esitò a fare un viaggio di migliaia di chilometri per venire ad aiutarci nella guerra di resistenza contro il Giappone".
Nello stesso anno, 1939, il compagno Béthune e io abbiamo imboccato vie profondamente diverse. Dopo aver fatto questo paragone ho provato un grande rimorso. Mi sono reso conto che per tutti gli anni della mia vita avevo esclusivamente lavorato nel mio interesse personale. Solamente allora ho fatto la prima autocritica della mia vita. Questa era, evidentemente, preliminare.
Dopo di ciò ho cominciato a sentire vivamente la necessità di rieducarmi. Sono andato in fabbrica, cinque volte in tre fabbriche differenti. Ho preso contatto con le grandi masse operaie e ho lavorato a seconda delle mie possibilità. Gli operai mi hanno considerato come un anziano e mi hanno impedito di lavorare troppo. Ho anche contribuito ad alcune innovazioni tecniche tenuto dei corsi tecnici per gli operai.
Per mezzo di tutti questi contatti ho cominciato a farmi realmente rieducare dagli operai. Per la prima volta in vita mia ho preso contatto con un così gran numero di operai.
In passato la mia vita si svolgeva nell’ambito dell’università. Tutte le persone che mi stavano intorno lavoravano nell’insegnamento superiore. Ho constato che vi era una grande differenza, fra gli operai e me, per quanto riguarda il modo di pensare, i sentimenti e persino il modo di esprimersi. Questa differenza, questo contrasto erano profondi soprattutto per quanto concerne la questione "chi servire?".
In passato non avevo mai pensato all’interesse del popolo, ma sempre esclusivamente al mio interesse personale. Invece gli operai cinesi, soprattutto dopo la grande rivoluzione culturale proletaria, hanno dato prova di disinteresse e di fervore nel servire l’edificazione socialista. Ciò mi ha incoraggiato a farmi rieducare dagli operai.
Certamente, questo non era il mio unico problema. Per me esiste, per esempio, anche quello della separazione fra teoria e pratica. In passato credevo sempre di saper tutto e di essere un grande scienziato.
Il compagno Lieu: Lo chiamavano uno scienziato universale…
Tsien Wei-Ciang: Nell’ambito della scuola non era necessario sottoporsi all’esperienza pratica. Dunque io sceglievo quanto conoscevo meglio per insegnarlo agli studenti: facevo i miei corsi tenendo le mani in tasca. Delle cose più semplici facevo dei grandi misteri.
In realtà, una volta introdotto nell’attività pratica, mi sono reso conto che non meritavo la reputazione di cui godevo, e che ignoravo un buon numero di cose.
In alcune cose ero ridicolo. Per esempio, per anni ho insegnato la meccanica dei materiali. Ho spiegato tutti i tipi di leghe, di acciai, la loro composizione e i loro usi. Ma dovetti riconoscere che era una conoscenza libresca. Una volta in fabbrica volli cercare un pezzo di acciaio a forte tenore di silicio, ma mi accorsi che tutti i pezzi di acciaio erano dello stesso colore. Allora cominciai a riflettere. Come potevo, nei miei corsi, spiegare agli studenti le differenze fra i vari pezzi di acciaio? E che in classe utilizzavo un apparecchio per determinare la composizione degli acciai. Mi trovavo in imbarazzo. Un operaio si avvicinò a me raccolse, proprio ai miei piedi, un pezzo d’acciaio. Mi disse: "Ecco quello che cerca"; sentii che avevo perso la faccia di fronte all’operaio.
Il compagno Lieu: La sua accia di professore…
Tsien Wei-Ciang: Quell’operaio mi disse: "Non sia così imbarazzato, la vostra teoria è separata dalla pratica, lo sappiamo perfettamente, siete voi a ignorarlo. Dato che l’abbiamo reso edotto del suo difetto, lei l’ha corretto, è una buona cosa". Incoraggiato da questo operaio gli chiesi: "Come fate a determinare la composizione di quell’acciaio?". Gli operai hanno dei sistemi che nono descritti nei libri. Vi battono sopra con un bastone d’acciaio, e il suono che percepiscono consente loro di distinguere le varie specie di acciaio. Non è difficile imparare con metodi propri, ci ho messo un mese per impararlo. Per distinguere i diversi tipi di acciai vis sono ancora altri mezzi. Per esempio si può stampare l’acciaio con una piccola forma. Esempi sono numerosi e io mi sono erudito.
Il compagno Lieu: Lo chiamano vecchio Tsien.
Tsien Wei-Ciang: Il più gran cambiamento che è avvenuto in me è quello di essere passato dal ripudio della rieducazione alla rieducazione volontaria, intrapresa di mia propria iniziativa. Un tempo non avevo nessun amico che facesse l’operaio. Adesso conto molti operai fra i miei amici, tutti loro mi hanno aiutato molto. In passato ero molto solo perché non parlavo lo stesso linguaggio degli altri. Attualmente ho trovato un linguaggio comune agli altri. Abbiamo uno scopo in comune. In fondo al mio cuore provo una gioia indicibile, ormai faccio parte delle masse. La grande rivoluzione culturale proletaria per me è stata un movimento di liberazione.
Il compagno Lieu: Attualmente insegna e fa della ricerca. Nei confronti di tutti gli insegnanti già in carica, applichiamo la seguente linea: politicamente impartiamo loro una rieducazione. Professionalmente diamo loro l’occasione di imparare nuove cose. Inoltre abbiamo selezionato fra gli operai, i contadini e i soldati degli insegnanti che hanno una conoscenza pratica della produzione. Infine fra i tecnici e gli ingegneri abbiamo selezionato degli insegnanti ai quali gli oprai, i contadini e gli insegnanti fanno, nella nostra scuola, buona accoglienza. La triplice unione degli insegnanti già in carica, degli insegnati scelti fra gli operai, i contadini e i soldati, e degli insegnati scelti fra i tecnici e gli ingegneri forma un gruppo insegnate che serve la rivoluzione socialista.
FONTE
(AUTO)CRITICA DELLA SCIENZA a cura di Alain Jaubert e Jean Marc Lévy-Leblond – Feltrinelli - Prima edizione italiana: maggio 1976.