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REPRESSIONE TECNOLOGICA: DAL MICRO-CHIP AL GRANDE-FRATELLO,
DAL CASO DORIGO AL PIANO PER NAPOLI

di Michele Fabiani, 16-11-2006




http://www.anarchaos.it/News/Novembre_2006/repressione_tecnologica.htm

Il patto della sicurezza firmato dal Ministro degli Interni
Amato per Napoli rappresenta il più grave esperimento di
controllo sociale di massa mai realizzato in Europa
probabilmente. Il fatto che questo gravissimo esperimento
passi con un consenso unanime è quanto mento preoccupante.
Oltre che una militarizzazione del territorio e la solita
repressione speciale contro l'emergenza di turno (che essa
sia mafia, terrorismo o camorra) il piano per Napoli
presenta una novità assolutamente rilevante, probabilmente
unica al mondo: LA PROVINCIA DI NAPOLI SARA' TOTALMENTE
VIDEOSORVEGLIATA ENTRO 6 MESI.

Si tratta di un affronto a quello che lo Stato definisce
"diritto", ovvero quel contentino che distingue i regimi
democratici dalle dittature. Non è una grande distinzione
e lo sanno bene le centinaia di morti nelle carceri o
durante le varie missioni di "pace", ma è per sempre una
distinzione.
Democrazia infatti non significa, come ci insegnano sin da
bambini facendoci il lavaggio del cervello a scuola, governo
del popolo, ma governo del demos, ovvero di quella classe
sociale maschia, borghese e compatriota (erano infatti
esclusi dal demos in Grecia le donne, gli stranieri, gli
schiavi e chi non raggiungeva un certo reddito...alla faccia
del modello delle polis tanto amato a sinistra!). In altre
parole la borghesia.

Ora la cosa grave è che lo Stato sta seriamente meditando
di abbattere anche questo contentino e di trasformare la
Repubblica (che in quanto anarchico comunque ripudio) in un
totalitarismo tecnologico.
Il piano per Napoli ne è la prova. Se questo progetto a
dir poco nazista dovesse passare ogni centimetro della
provincia verrà controllato da telecamere, con particolare
attenzione per le scuole, le università, i luoghi di
lavoro, le piazze, insomma tutti quei posti dove
generalmente possono nascere forme di incontro e di dissenso
verso i progetti del dominio.

La scusa di turno è la Camorra, ma chiaramente è solo
una scusa. Non è certo con le telecamere e la polizia che
si arresta la Camorra, anzi con la militarizzazione del
territorio si ha il solo risultato di colpire la piccola
delinquenza, che in alcuni casi come a Parigi può
presentare degli istinti rivoluzionari, togliendo quindi
proprio alla criminalità organizzata parte delle sua
concorrenza.

Se avessero voluto abbattere la Camorra i signori che ci
governano non avrebbero permesso che, ad esempio,
l'Afganistan occupato dalle loro truppe avesse moltiplicato
in maniera esponenziale l'esportazione dell'oppio, che
trasformato in eroina diventa una delle fonti di ricchezza
principali per le grandi organizzazioni criminali.

La Camorra è stata solo una scusa, una scusa già usata.
Forse qualcuno ancora ricorderà il clamoroso arresto
dell'avvocato Vittorio Trupiano, il coraggioso difensore di
Paolo Dorigo, nel Novermbre del 2003. Trupiano veniva
arrestato proprio con la scusa della Camorra e si scoprì
invece poi della sua totale innocenza. Quell'arresto avvenne
proprio alla vigilia di una delle più
importanti riunioni della magistratura europea sull'ingiusto
processo subito da Dorigo nel '93. Trupiano era accusato di
aver comprato voti della Camorra in cambio, in caso di sua
elezione in parlamento, dell'abolizione del codice penale di
segregazione 41bis. Come se comprare un singolo parlamentare
fosse stato di chissà quale importanza per abolire una
legge speciale. Inoltre Trupiano non venne neanche eletto.
Una scusa totalmente strumentale dunque, che però serviva
a screditare la lotta di Paolo contro la tortura
tecnologica.

Ora il piano per Napoli approvato dal Ministro Amato
rappresenta la trasposizione in grande degli esperimenti
particolari già effettuati su singole cavie, esportati a
livelli di massa. Vivere in un mondo totalmente
videosovergliato altro non è infatti che la trasposizione
su grande scala del controllo mentale totale già
effettuato su singoli individui.
Chiaramente cambiano gli strumenti: se infatti devo guardare
un batterio uso un microscopio mentre se devo osservare le
stelle un telescopio, analogamente il controllo di massa
passa attraverso la TV le intercettazioni e le telecamere,
mentre quello mentale si serve delle nanotecnologie.

Il fatto però che a Napoli si usino degli strumenti
diversi da quelli usati sulla testa di Dorigo non deve far
credere che si tratti di progetti diversi, anche se la
coscienza comune qualifica le telecamere come necessarie per
la sicurezza e il controllo mentale come pura fantascienza.
Infatti questi strumenti, per quanto da un punto di vista
strettamente scientifico appartengono a categorie totalmente
diverse, rispondono alla stessa esigenza politica: il
controllo totale dello Stato sulle persone.

E' paradossale che proprio coloro che dicono che Dorigo è
un pazzo e lo fanno in barba alle ammissioni di Clinton,
alle analisi degli psichiatri che lo giudicano sano e alle
decine di oggetti sconosciuti nelle TAC della sua scatola
cranica, proprio costoro invece assumono atteggiamenti
evidentemente perversi, anche in situazioni totalmente
diverse tra loro come la lotta alla delinquenza e il
controllo mentale. La perversione, questa sì fenomeno di
pazzia, con cui si accaniscono contro le loro vittime
presenta infatti degli elementi analoghi: con il controllo
mentale stuprano le proprie cavie, gli spiano i loro
sentimenti e tutti i loro pensieri; con la videosorveglianza
totale controllano chiunque entra ed esce da una scuola, da
un luogo di lavoro, dalla propria casa.

E' la stessa perversa curiosità, la stessa esigenza
possessiva, dietro a questi fenomeni ci sono gli stessi
"pazzi". E sappiamo i loro nomi: sono i dirigenti dei
servizi segreti reduci di molti scandali, sono i governi che
ad essi esprimono fiducia, sono coloro che impediscono
l'espatrio di Paolo Dorigo per paura che riesca a dimostrare
la verità, sono i direttori dei manicomi, sono i ministri
che firmano leggi naziste come il patto per Napoli!!!

Michele Fabiani
michele@anarchaos.it